"Non ho scelto il male né il bene, Ma attraverso e al di sopra del male, ho scelto la poesia" C. Baudelaire.



mercoledì 12 ottobre 2011

Bénédiction

Bénédiction è la prima poesia "effettiva" dei Fiori del male, preceduta dalla poesia.prologo: "Au lecteur":
(Cliccando su questo link trovi il mio post su "Au lecteur")

Mario Richter nella sua analisi a "Les fleurs du mal" (pag 42 vers. francese "Les fleurs du mal") scrive a proposito di "Bénédiction", che la poesia merita un'attenzione particolare "perché è a lei che è devoluto il compito di cominciare l'avventura di un libro concepito per avere un inizio e una fine".
Il concetto in sé, è Baudelaire stesso che l'ha sottolineato, in una lettera indirizzata ad Alfred de Vigny (scrittore e membro dell' Accademia Francese) datata dicembre 1861 -in prossimità della seconda uscita- in cui appunto, l'autore parla di LIBRO e non di semplice raccolta poetica, com'era d'abitudine in quel periodo (Lamartine, Hugo, Musset, Sainte-Beuve...).

Nella stessa pagina di "Bénédiction", in alto troviamo la dicitura Spleen et idéal, titolo della prima sezione del libro. Due parole che, come parentesi, contengono lo spazio entro il quale l'autore si muove:
Lo spleen è la noia che con uno sbadiglio è capace di ingoiare il mondo (vedi Au lecteur).
L’idéal è l’altra faccia della medaglia, quella di -Elévation- [III sez 1] per esempio.
in molte poesie i due elementi coesistono, e Bénédiction è una di loro, e più in generale esse coabitano la mente dell'autore.
Quest'opera è di Giger (ideatore dei personaggi di "Aliens" e grande genio artistico). Spero di non risultare troppo blasfema agli occhi del lettore, ma si tratta di Arte, e come tale va rispettata ed accettata.
Circa la data di composizione:
Come sempre si avanzano molte ipotesi. Massimo Colesanti però esclude che la poesia sia stata scritta troppo prima del 1857 (prima edizione) perché essa non figura fra le diciotto opere raccolte nel 1855, e anche perché si denota una concezione più matura sulla condizione dell’artista rispetto alle poesie scritte prima.
Come ho precisato altrove, la sezione uno è quella che presenta il numero maggiore di poesie: 85 per l’esattezza, e al suo interno esistono svariati “sottogruppi”, ovvero lavori che trattano in qualche modo lo stesso tema.

Pierre Brunel (docente alla Sorbona di Parigi, e autore di molti studi critici su scrittori francesi, oltre che della celebre antologia "Histoire de la littérature Française" del 1993) osserva che:
Dalla poesia 1 alla 21, l’autore tratta del dualismo dell’artista fra spleen e idéal. All’interno di questo sottogruppo (dalla 17 alla 21) troviamo un ulteriore sottogruppo definito “Ciclo della bellezza”.

Dalla 22 alla 64 si tratta il  dualismo dell’amore fra spleen e idéal. Anche qui troviamo un ulteriore sottogruppo: “Sette poesie per sette donne diverse” (dalla 58 alla 64), fra cui “à une dame créole”, dedicata a Jeanne Duval, che è  il primo sonetto dell'autore ad essere pubblicato su “l’artiste” nell’anno in cui egli inizia “ufficialmente” la sua carriera di poeta e critico (nel 1845 scrive infatti anche su "Salon", come prima di lui aveva fatto Denis Diderot)

• Infine, dalla 65 alla 85 tratta il dualismo della solitudine fra spleen e idéal, e qui il tono si fa decisamente più cupo, a partire dalle quattro poesie dal titolo “Spleen” per finire con "L’horloge", che termina la sezione uno.
Riassumendo: 
I Temi trattati in questa sezione sono: La condizione dell'artista, l'amore, e la solitudine. Tre aspetti della vita dell'artista che oscillano violentemente fra la speranza e la disperazione, che sul finale si fa più pressante, tanto che egli decide di uscire da se stesso per cercare sollievo nella città, lungo le sue vie, e incrociando i suoi abitanti. Tutto ciò si trova nella sezione due:  "Les tableaux Parisiens" (aggiunta per l'edizione del '61)

Il titolo:
1_Si allaccia alla poesia precedente “Au lecteur”, per l'uso di una terminologia che rimanda a una dimensione marcatamente cattolica.
Mario Richter sottolinea che la parola "Benedizione" significa: "La grazia e il favore dispensato da Dio ai suoi fedeli"
Ricordo qualora ce ne fosse bisogno, la natura "contro" di Baudelaire... un dandy in epoca borghese, che sceglie l' in-utile, nell'epoca dell'utile, e la fede in un periodo in cui, dopo la parentesi romantica, che aveva rivalutato con forza la dimensione irrazionale dell'essere, torna ad una cieca fiducia verso le scienze che di fatto, dominano il mondo e anche la letteratura.
  • penso al Determinismo di Taine, secondo cui, Razza, specie, Ambiente storico, incidono in maniera Determinante sull'opera, come afferma in un saggio analitico sulle Favole di La Fontaine, la cui pubblicazione definitiva risale al 1860.
  • Penso anche a Comte e al positivismo, che ispira fra i tanti anche Taine: secondo lui l'umanità ha vissuto tre epoche: una teologica, una metafisica e una positivista, in cui la gente smette di domandarsi i "perché", e comincia a chiedersi i "come".
  • Penso allo scientismo di Renan che fra gli altri, sarà ispiratore di Zola e del suo naturalismo.
Inoltre la conclusione dei Fiori: nella poesia "Le voyage" ("Il viaggio"), ci autorizza a sospettare sull'autenticità della fede di Baudelaire: "Cielo o Inferno, cosa Importa? In fondo all'Ignoto per trovare il nuovo" (l'ultima parola è in corsivo anche nel libro)
Idem per la penultima poesia "Le rêve d'un curieux" ("Il sogno di un curioso"), che così si conclude "Ero morto senza sorpresa, e la terribile aurora mi avviluppava- Ma come? Tutto qua? Il sipario si era alzato (la morte) ed io attendevo ancora"

2_Benedizione” è un titolo antifrastico, perché leggendo la poesia noteremo la coesistenza di maledizioni da padre della madre e della compagna del poeta (in senso generico, ma forse anche personale) e la benedizione del poeta "esprit lucide"[ vs 55] a se stesso, (e questo mi ha fatto pensare a Giger). Satana, cioè "il male", che usa Cristo (il bene) per colpire chiunque gli sia a tiro. Allo stesso modo l'artista è colpito dal male delle due donne che ama e da chiunque non lo comprenda, ma in linea col pensiero cattolico, è ben disposto al sacrificio e alla sofferenza, come mezzo di "redenzione", che per il poeta deriva dall'arte, dalla sua creazione.

Il tema:
Come già abbiamo detto, il tema qui trattato è l’isolamento del poeta, e non è certo una novità nella letteratura del suo tempo.
Massimo Colesanti (Fra i maggiori francesisti del secolo a cui si devono molti studi sull'arte e sulla cultura fancese. -Muore nel 2001 a Roma) cita esempi quali:
“Moïse” (1822) e "Stello" (1831) di Vigny,
Alcune “Consolations” di Sainte-beuve del 1830, e
O "Seraphita" di Balzac (1835).

"The death of Chatterton" by Henry Wallis (1856) -Birmingham Museum and Art Gallery. Chatterton è un giovane scrittore inglese (realmente esistito) che si suicida perché ingiustamente accusato di plagio, e sarà celebrato in due opere di Vigny. Una s'intitola: "Stello" nel quale l'autore sviluppa l'idea del poeta rifiutato dalla società moderna. Nel 1835 l'autore riprende tema e soggetto nel dramma teatrale dal titolo eponimo. Il dipinto che vediamo invece è stato realizzato diversi anni dopo, ma spesso è associato a Vigny, per ovvie ragioni.

La tradizione di narrare l'isolamento del poeta ritornerà in voga fra i poeti francesi  verso fine secolo coi vari Lautréamont, Corbière, Rimbaud, Mallarmé e Verlaine... che tutti loro raccoglie nel saggio “les poètes maudits” 1884, I poeti maledetti, dunque dei reietti della società, spesso mal compresi o denigrati... ma questo accade dopo Baudelaire. Per ora ci interessa sottolineare che, rispetto a chi l’ha preceduto, egli analizza la condizione del poeta con spirito più lucido, e lo fa in una poesia la cui struttura è originale perché ricorda una pièce teatrale, con alternanza di voce narrante, discorso diretto (per due volte: madre,e compagna) e poi, dopo un trattino, sentiamo la voce stessa del poeta. Allo stesso tempo è una poesia che rispetta la tradizione: Alessandrini (19 strofe) con rime alternate (femminili e maschili). Richter pone in evidenza la scelta dell'autore di "partire e farci partire da una via ben conosciuta. Egli non si presenta certamente, su questo piano come l'uomo della rivolta, al contrario, si presenta nell'attitudine dell'accettazione, dell'obbedienza a una volontà crudele. Egli rispetta la tradizione poetica, e questa è la maschera" (pag 42 vers francese di "Les fleurs du mal" di Mario Richter)

OMAR GALLIANI " Il codice degli angeli"
Benedizione  - Bénédiction
ps: La traduzione che uso è quella di Massimo Colesanti, salvo alcune modifiche...
1° strofa:
Lorsque, par un décret des puissances suprêmes,
Le Poëte apparaît en ce monde ennuyé,
Sa mère épouvantée et pleine de blasphèmes
Crispe ses poings vers Dieu, qui la prend en pitié:
Quando, per un decreto di potenze supreme (1)
Il Poeta apparve su questo mondo annoiato, (2)
Sua madre spaventata e bestemmiando (3)
strinse i pugni verso Dio, che ne ebbe pietà: 

ps: La numerazione delle note, corrisponde al numero della strofa, e
     I critici di riferimento sono sostanzialmente Richter e Colesanti.
Mario Richter  osserva che nella poesia intervengono 4 voci in modo drammatico, cioè con  alternanza di discorso diretto e indiretto come a teatro, e queste sono:
  • Quella del NARRATORE: 7 strofe più un verso...
  • Quella della MADRE del poeta: 3 strofe
  • Quella della DONNA del poeta:3 versi seguiti da tre strofe.
  • Quella del POETA: le ultime 5 strofe.
La voce della madre e quella del poeta, sono introdotte da un trattino ("Tiret" in francese) e questo li mette su un piano diverso rispetto alla compagna del poeta.
Inoltre, madre e poeta iniziano a parlare senza che il narratore utilizzi esplicitamente un verbo che introduca la loro voce ("Dire", "Urlare", "esclamare" ecc)... che quindi fa irruzione nel testo accompagnata (o introdotta) da un gesto che concerne il senso della vista "Crispe ses poign vers Dieu" (la madre) e "Lève ses bras pieux" (il poeta)
-Queste due voci si presentano con una intensità simile e in radicale opposizione, anche se non sono simultanee. Il poema sembra ruotare attorno a questo contrasto fondamentale. La struttura del poema sembra adottare la forma dualista: 
1_Rivolta e cattiveria della madre.
2_Docilità e bontà (per lo meno, apparenti) del figlio.

 In questa prima quartina i soggetti sono tre: Il narratore, il poeta e sua madre: Il primo "appare" in questo mondo annoiato, e la seconda è spaventata e arrabbiata con Dio per l'evento non desiderato.
Il narratore usa un tono molto elevato e solenne nell'introdurci all'argomento.  Richter nota che la madre riconosce lo "status" di Poeta a suo figlio sin dalla nascita che è anche "apparizione" e lei è impotente davanti a questo fatto eccezionale, da cui il suo rancore verso Dio. Inoltre, sempre secondo Richter, anche se nella poesia esiste uno sviluppo cronologico evidente dalla nascita del poeta alla sua età adulta, si direbbe che il poeta è presentato in qualche modo, come un adulto a partire dalla sua infanzia, anzi dalla sua nascita. Lo sviluppo cronologico e l'immobilità coabitano dunque in questo poema.  
(1)  "Lorsque" seguito da una virgola, interrompe il verso dalla seconda sillaba e provoca così un vigoroso "Contre-rejet", che (isolandola) evidenzia la parola e sottolinea così la solennità, l'importanza del momento in cui il Poeta appare-nasce: E' un avvenimento di grande portata, fatale e drammatico, tant'è che si tratta di un fatto decertato da "potenze supreme".
Secondo Colesanti si parla quindi di Dio; è lui che predestina il poeta con un decreto divino.
Secondo Richter invece, bisogna leggere quel che Baudelaire ha scritto, alla lettera, dunque per lui il sintagma ha un valore neutro, ovvero le "potenze supreme" possono essere positive o negative, celesti e/o infernali e si situano al di fuori del sistema dualista che ha strutturato la realtà in Bene e Male, Cielo e Inferno, Dio e Satana. Sono potenze supreme, e questo è quanto. La nascita-apparizione del Poeta emana dunque una volontà che si situa al di sopra o al di fuori del dualismo che caratterizza la nostra cultura, e con essa, la nostra lingua.
(2) Baudelaire usa la maiuscola sia per Dio che per il Poeta.
Le maiuscole non sono mai gratuite nelle sue poesie. Spesso fungono da allegorizzazione, in questo caso, trattandosi del poeta, si limita ad amplificarne l'importanza... e non ci sfuggirà il ritorno all' Ennui di "au lecteur" (ultime 2 quartine), il peggior male, quello che si unisce ai più tradizionali "peccati capitali", ma che è più pericoloso, perché con uno sbadiglio può divorare il mondo, ed è un male tutto moderno, che già Chateaubriand ci narrava nel suo "René" il quale non trovava in alcun modo sollievo al nulla della sua vita. Verso metà secolo Flaubert ce ne da una versione esemplare attraverso Emma Bovary (coeatane dei "Fiori") che pur di non rassegnarsi al nulla della vita di provincia e del suo mediocre marito, sceglie la morte, ma è Baudelaire il primo autore che all'Ennui dedica tutto un tempio, è lui che racconta di un male che da allora, mi sembra, si sia radicato nell'uomo consumista-consumatore-consumato che da acquirente di prodotti è diventato quasi a sua insaputa, un prodotto di consumo egli stesso (Parlo del mercato delle "carni", parlo di Dorian Gray e del suo patto col diavolo per conservare l'eterna giovinezza, allora attuabile con sortilegi e stregonerie, oggi invece concretamente realizzabile col bisturi, in cambio di qualche moneta e un po' d'anima.)
Sarebbe interessante intrecciare un parallelo con "La buona novella" di Fabrizio de André, (francesista appassionato) in cui, come il cantante sottolinea, si parla di alcuni periodi di morte che ognuno di noi si trova a vivere in determinate circostanze, ma il post diventerebbe infinitamente lungo, quindi per ora evito.
(3) la madre ha paura della sua creazione, perché la paura è la reazione più tipica verso l'ignoto. Poi però in modo del tutto innaturale, stringe i pugni verso Dio (la cosa mi ricorda "il cigno" vs 25-28, che tratterò più avanti) e bestemmia. Fatto singolare... Dio ne ha pietà, la capisce, e questo enfatizza l'isolamento dell'artista.
Richter: nota che la madre del poeta inveisce contro  Dio, il dio BUONO, opposto a Satana (potenza del male) E  Dio assiste impotente a una volontà che sembra sfuggire anche a lui, tanto che prova pietà per la povera madre. Dio comprende e compatisce la sorte di quella donna  sconvolta da un fatto che sfugge al suo volere e che Dio stesso considera -evidentemente- come un grande malessere... Richter continua affermando che questa nascita singolare somiglia al mistero dell'incarnazione cristiana, e a suo avviso, Baudelaire ha voluto giocare su questa ambiguità, su tali sottintesi.Certo, l'allusione al mistero cristiano è qui sconvolto da fatti come la reazione della madre che urla contro Dio e progetta una vendetta abbietta e demoniaca verso il figlio innocente. Si propone addirittura di impedire che suo figlio, il Poeta, possa far fiorire i suoi "fiori", cioè i poemi del libro che stiamo leggendo (vs 15-16)

2° strofa:
- «Ah! que n'ai-je mis bas tout un nœud de vipères,
Plutôt que de nourrir cette dérision!
Maudite soit la nuit aux plaisirs éphémères
Où mon ventre a conçu mon expiation!

- " Ah! Avessi partorito un groviglio di vipere,(5)
piuttosto che nutrire questa derisione!
Maledetta sia la notte degli effimeri piaceri
in cui il mio ventre ha concepito la mia espiazione!

(5) Inizia il discorso diretto della madre, disperata per aver dato la vita al figlio, che definisce una derisione, e frutto di piaceri effimeri. La vipera è l'animale immondo che tentò Eva, è l'animale schiacciato dalla Madonna, dunuque quanto di più simile al male e all'impuro. Baudelaire sceglie proprio il serpente per sottolineare il disgusto della donna verso il figlio.

3° strofa.Puisque tu m'as choisie entre toutes le femmes,
Pour être le dégoût de mon triste mari,
Et que je ne puis rejeter dans les flammes,

Comme un billet d'amour, ce monstre rabougri,("Aborto di natura" per Colesanti)
Puisque tu m'as choisie entre toutes les femmes
Poiché mi hai scelta tra tutte le donne, (9)
per essere il disgusto del mio triste marito,(10)
e  non posso gettarlo tra le fiamme, 
    come un biglietto d'amore, questo misero mostro

(9) La donna Parla con Dio, ora ci è più evidente. Gli rimprovera di averla scelta fra tutte le donne, e la frase ricorda una scena dell'annunciazione "Mi ha scelta fra tutte le donne" ma qui abbiamo un' inversione di senso, che diventa negativo. (la parola francese è ragroubi, Colesanti la traduce: aborto della natura)
ps: Ce Monstre: Dice, parlando del figlio. Nella poesia "Au lecteurs" vs 31: "Les mostres glapissants..." ... qui i mostri sono simboli di vizi, e fra loro ci sono anche i serpenti, citati nel vs 5, in cui la madre dell'artista dice che preferirebbe aver dato la vita a un nodo di vipere (serpenti) piuttosto che a suo figlio (che è per lei una derisione!)

4°strofaJe ferai rejaillir ta haine qui m'accable
Sur l'instrument maudit de tes méchancetés,
Et je tordrai si bien cet arbre misérable,
Qu'il ne pourra pousser ses boutons empestés!»
Farò rimbalzare il tuo odio che mi opprime
sullo strumento maledetto delle tue malvagità,
e torcerò a tal punto questo albero miserabilie,
che egli non potrà più germogliare la sua peste!"
Ps: L'albero miserabile, mi fa pensare all'albero della conoscenza...a sua volta legato in qualche modo al serpente tentatore ed essere spregevole, che ho citato sopra.
Per Mario Richter invece, questo albero ricorda anche l'albero della croce, e sottolinea la differenza fra:
La VERGINE, madre di Gesu, che accetta il sacrificio e la povertà, quindi il destino di suo figlio e
La MADRE del poeta che invece non capisce e non accetta i disegni eterni
= Modificando in questa maniera l'incaranazione cristiana, Baudelaire ha fatto del poeta un essere in contraddizione radicale con il mondo "Umano" o "naturale", che come sappiamo, è dominato dall'ENNUI ("Ce monde ennuyé"). Il poeta si presenta come la rottura di un ordine, di un'organizzazione, sua madre lo rifiuta con tutte le sue forze, e in secondo piano, anche il padre naturale lo rifiuta. (vs 10) . E il poeta, al contrario di Gesu, non si presenta come figlio dell'accettazione e dell'amore, della conciliazione e dell'armonia, ma come il figlio della rivolta e dell'odio, della divisione e della contraddizione. 
= L'avventura dei Fiori del male parte dunque da un avvenimento drammatico, da un gran male, da una ferita inguaribile, da una frattura violenta e profonda.
Finisce qui il Discorso diretto della madre rivolto a Dio e pieno di odio verso il figlio.
Segue ora una voce narrante distaccata, che continua a parlarci di lei:

5° strofa:
Elle ravale ainsi l'écume de sa haine,
Et, ne comprenant pas les desseins éternels,
Elle-même prépare au fond de la Géhenne
Les bûchers consacrés aux crimes maternels.
Così inghiotte la schiuma del suo odio,
e, non comprendendo i disegni eterni,
prepara lei stessa in fondo alla Geenna (19)
I roghi consacrati ai crimini materni,
(19) la Geenna è una valle nei pressi di Gerusalemme in cui si bruciavano le cose immonde. Poi, nel nuovo Testamento, diventa sinonimo di luogo di castigo eterno, di dannazione infernale.

6° strofa:
Pourtant, sous la tutelle invisible d'un Ange,
L'Enfant déshérité s'enivre de soleil,
Et dans tout ce qu'il boit et dans tout ce qu'il mange
Retrouve l'ambroisie et le nectar vermeil.
Ciò nonostante, sotto la tutela invisibile di un Angelo (21)
Il Bambino diseredato, s'inebria di sole, (22)
e in tutto ciò che beve e mangia
ritrova l'ambrosia e il nettare vermiglio (24)
(21) Ange. Per Richter, l'angelo ha un ruolo importante nella trinità cattolica: Spirito neutro che procede, dal padre e del figlio
(22) Richter nota che la E maiuscola di "Enfant" ci spiega ché egli non è figlio del sistema dualista (che ha creato questo "Mondo annoiato") ma che deriva da "potenze supreme" e l'Angelo che lo progegge per il critico ha un carattere neutro come le "potenze supreme" (vedi sopra).. esistono in effetti angeli buoni e cattivi, quelli di  Dio e quelli del Demonio.
Quanto a "S'inebria di sole", Richter ricorda che Orfeo è figlio di Apollo, cioè del sole. E la sua condizione di "Enfant" gli permette di trasformare quello che beve e quel che mangia. (in "pittori della vita moderna" III Baudelaire aveva affermato che "il bambino vede tutto come una novità; egli è sempre ebbro" )
Colesanti: "mais le génie n'est que l'enfance retrouvée à volonté" scrive in "Peintre de la vie moderne". Un po' ricorda la teoria del fanciullino di Pascoli, ma a me fa pensare soprattutto a  Blake e alle sue meravigliose "Songs of innocence" e "songs of experience". Fra le due, cioè fra l'innocenza e l'esperienza, cresce qualcosa di definitivo e irrimediabile, che ci trasforma in esseri più complessi, ambigui, incapaci della semplicità e della spontanea onestà della fanciullezza. Per Baudelaire esiste una possibilità di "recupero" di quello stadio privilegiato dell'esistenza, ma è proprio dell'artista.
A tal proposito cito anche un verso bellissimo di un libro bellissimo, che è stato l'occasione per la sceneggiatura un film bellissimo, da parte di un regista... bellissimo? (Sean Penn!) cioè "Into the wild". La frase è di G.K. Chesterton e dice " Perché i bambini sono innocenti e amano la giustizia, mentre buona parte di noi è malvagia e naturalmente preferisce la pietà" [ Inizio cap. 12] .

Finita la lunga parentesi, il bambino della poesia è "diseredato", cosa che vive, o almeno...che sente, a livello personale, quando la madre si risposa, dopo un anno dalla morte del padre "non ci si risposa con un figlio come me" disse l'autore. Ma in senso metaforico (la E di enfant è maiuscola, dunque è una metaforizzazione, e intende l'artista in senso lato), è "abbandonato", solo, non compreso dai suoi simili, eppure egli s'inebria di sole ... intressante citare il verso 16 di "Le soleil", seconda poesia della sez 2, in cui dice  parlando del sole:
 " Quando, al pari di un poeta, scende sulla città;
riesce a rendere nobili le cose più  vili,
e vi s'introduce da re, senza pompa né valletti,
in tutti gli ospedali e in tutti i palazzi"
Dunque il sole che è come il poeta.... illuminante! Per gli ospedali così come per i palazzi.

(24) Ambrosia e nettare vermiglio si trova in tutto ciò che mangia e beve..e questo rimanda al cibo degli Dei, dunque un richiamo "pagano", all'antica mitologia greca, quindi  qualcosa che viene prima di Cristo.
Il poeta appare allora  quasi come una divinità che rientra in un quadro più vasto di quello semplicemente crisitano (venuto dopo l'epoca pagana). Evita così una totale identificazione poeta-Cristo.

7° strofa:Il joue avec le vent, cause avec le nuage,
Et s'enivre en chantant du chemin de la croix;
Et l'Esprit qui le suit dans son pèlerinage
Pleure de le voir gai comme un oiseau des bois

Egli gioca col vento, parla con le nuvole,
e cantando s'inebria del Calvario (26) 
e lo spirito che lo segue nel suo pellegrinaggio
Piange nel vederlo felice come un uccel di bosco.

(26) Richter osserva che il calvario di Cristo e quello del Poeta differiscono perché Cristo soffre, il Poeta invece vive un calvario "Joyeux" trasfigurato in modo orfico attraverso il "canto", inserito in un contesto di leggerezza e, per così dire, di futilità e di irresponsabilità. "Il joue avec le vent, cause avec le nuage" (vs 25) ovvero, gioca con gli elementi naturali ma impalpabili almeno quanto lo sono le essenze spirituali. (Mosé aveva "discusso" col suo Dio che occultava una nube).  Ma è anche vero che Cristo non è mai solo, tranne alla fine, per la "prova". Mentre il Poeta lo è sempre, sin dalla nascita. Inoltre, entrambi vogliono amare il prossimo, ma questo amore è ripagato con timori e crudeltà e con l'ipocrisia. (vs 29 ...che segue)

8° strofa:Tous ceux qu'il veut aimer l'observent avec crainte,
Ou bien, s'enhardissant de sa tranquillité,
Cherchent à qui saura lui tirer une plainte,
Et font sur lui l'essai de leur férocité.

Tutti quelli che egli desidera amare l'osservano con timore (29) 
oppure, arditi dalla sua tranquillità,
si divertono a strappargli un lamento,
provando su di lui la loro ferocità.
Ps: Come L'albatros, la poesia che segue, il poeta è come intrappolato in un mondo che non capendolo, lo deride o prende le distanze.
Richter: Al calvario gioioso si aggiunge una irresponsabilità responsabile, una spensieratezza pensosa, un'allegra tristezza e una libertà "schiava" (come per "L'Albatros") perché questo "uccello di bosco è espressione di una volontà suprema e in quanto tale, destinata ad essere vittima della volontà dei suoi simili, della "Tribu" in cui vive, che è governata dal dualismo e dalle leggi dette "naturali"; La tribu che sostiene questo mondo dominato dall' Ennui "Ce monde ennuyé" ( pag 48 Richter "les fleurs du mal" vers franc.)
9° strofa: Dans le pain et le vin destinés à sa bouche
Ils mêlent de la cendre avec d'impurs crachats;
Avec hypocrisie ils jettent ce qu'il touche,
Et s'accusent d'avoir mis leurs pieds dans ses pas.

Nel pane e nel vino destinati alla sua bocca (33)
Essi mischiano la cenere con sputi impuri.
Con ipocrisia, gettano quel che lui tocca
e si accusano di aver messo i piedi sui suoi passi.
(33) Per Colesanti, il pane e il vino ricordano ancora figure ligurgiche, ma i suoi simili ci sputano sopra dissacrandole. Torna  inoltre la parola "ipocrita" già usata in "Au lecteur" - lettore ipocrita, mio simile, mio fratello-
Richter a sua volta sottolinea che il poeta partecipa a un'eucarestia ma questa è caratterizzata da impurità  (vedi sopra)... i vs 33/34 ricordano la preghiera del miserabile nei salmi -102- 9/10 (Bibbia) "Tout le jour mes ennemis m'outragent, ceux qui me louaient maudissent par moi. La cendre est le pain que je mange, je mèle à ma boisson mes larmes"
Nell'eucaristia riservata al poeta siamo introdotti in qualcosa che si situa fra il puro e l'impuro, fra il bene e il male. Dunque dei contrari.

-Segue un ultimo discorso diretto: quello della sua donna....ennesima bestemmia.
Richter: L'odio di quelli che il poeta vuole amare raggiunge la sua dimensione più crudele e delirante attraverso la sua donna il cui programma "d'amore" è urlato (al contrario delle dichiarazioni d'amore) come una proclamazione pubblica, precisamente "sulle piazze pubbliche" *
*Correspondences I, p 445: "Ho orrore di prostituire le cose intime di famiglia" scrive a sua madre l'11 gennaio del 1845.

10° strofa: Sa femme va criant sur les places publiques:
«Puisqu'il me trouve assez belle pour m'adorer,
Je ferai le métier des idoles antiques,
Et comme elles je veux me faire redorer

La sua donna va urlando in pubblica piazza: (37)
" Visto che mi trova molto bella per adorarmi (38)
Io farò il mestiere degli idoli antichi,
e come loro io voglio farmi dorare

(37) Attraverso le parole pronuciate dalla sua donna, il Poeta esprime per lei un sentimento di grande attrazione ma anche di profonda repulsione.
Inoltre (Richter) a differenza di Gesu, il poeta ha una donna, descrittaci ai limiti della caricatura, per falsità e teatralità dei gesti, ella non ha nulla di spontaneo, di vero. E si direbbe che l'odio di sua madre si ri-materializza nella sua sposa.
(38) In questo verso vediamo che il poeta l'adora perché lei è molto bella. Questo vs fa eco a quello in cui dice "Tutti quelli che egli vuole amare...", perché in entrambi i casi non ottiene che offese e disprezzo in cambio.
Richter sostiene che l'adorazione deve indirizzarsi solo a Dio, in caso contrario, cioè se indirizzata a un oggetto o una creatura (femmina o Vitello d'oro), questa creatura prende il significato di Idolo. Vedendosi adorata, la donna si propone come un idolo, non moderno ma antico, e questa è una ulteriore falsità perché lei fa un "mestiere", dunque ride con crudeltà vs un imbecille che la prende per una divinità, giacché sà di non esserlo affatto. *
* [ Le peintre de la vie moderne: " La donna... compie una specie di dovere applicandosi a sembrare magica e sovrannaturale; occorre che lei affascini, stupisca; In quanto Idolo, deve dorarsi per essere adorata". E in Mon coeur mis à nu "la donna è naturale, cioè abominevole, per questo è sempre volgare, cioè il contrario del Dandy" ]
= In questi versi notiamo l'opposizione insuperabile fra leggerezza irresponsabile della donna e gravità appassionata, quasi religiosa del poeta, che cade in una trappola drammatica: (vs 43/44 qui sotto)

11° strofa:
Et je me soûlerai de nard, d'encens, de myrrhe,
De génuflexions, de viandes et de vins,
Pour savoir si je puis dans un cœur qui m'admire
Usurper en riant les hommages divins!
e mi ubriacherò di nardo, incenso e mirra, (41)
di genuflessioni, di carni  e di vini,(42)
per sapere se posso in un cuore che mi ammira(43)
usurpare ridendo, gli omaggi divini!(44)


(41) La donna si appropria di cose che che non le sono dovute.  Il NARDO è l'unguento prezioso di cui Maria (sorella di Marta) unge i piedi a Gesù (Giovanni, 12). INCENSO E MIRRA sono con l'oro, i doni dei Re Magi per Gesù appena nato.

12° strofa: Et, quand je m'ennuierai de ces farces impies,
Je poserai sur lui ma frêle et forte main;
Et mes ongles, pareils aux ongles des harpies,
Sauront jusqu'à son cœur se frayer un chemin.
E quando mi annoierò di quest'ampia farsa, (45)
poserò su di lui la mia esile e forte mano
e le mie unghie, come quelle delle arpie,
sapranno aprirsi un varco fino al suo cuore(48)

(45) Alla fine non è il poeta che l'annoia ma la farsa, l'ipocrisia, trova nuovo divertimento nel vedere la sincerità umiliata e disprezzata.
(48) una scena cruenta questa: Lei che strappa il cuore del Poeta con le sue unghie...sembra uno dei tanti passi di Salammbò (1862) di Flaubert, in cui il sangue scorre senza tregua, e spesso le unghia delle donne sono usate come vere e proprie armi!
L'aspetto rilevante è naturalmente la crudeltà e l'inautenticità del discorso di lei, cioè una donna che si diverte ad essere quello che non è. Dunque secondo Richter, la donna (madre e sposa)  è simbolo di contraddizione urlante, e se rappresenta la parte più attraente della natura, è anche la più periocolosa per il poeta, che è quindi piombato in un mondo crudele ed annoiato perché, semplicemente, la natura umana è annoiata e ipocrita (vedi Au lecteur)

13° strofa:
Comme un tout jeune oiseau qui tremble et qui palpite,
J'arracherai ce cœur tout rouge de son sein,
Et, pour rassasier ma bête favorite,
Je le lui jetterai par terre avec dédain!»
come a un giovane uccello che trema e palpita,
gli strapperò il cuore rosso dal petto
e per saziare la mia bestia favorita,
glie lo getterò a terra con disprezzo!"
Colesanti nota che anche in questo discorso diretto c'è un alternarsi fra elementi pagani (farsi adorare, idoli antichi,e cristiani ) ed elementi cristiani ( nardo della Maddalena,  l'incenso e la mirra dei Re Magi)

14° strofa: Vers le Ciel, où son œil voit un trône splendide,
Le Poëte serein lève ses bras pieux,
Et les vastes éclairs de son esprit lucide
Lui dérobent l'aspect des peuples furieux:

il Poeta sereno alza le braccia al Cielo(53)
dove il suo occhio vede un trono splendido,
e i vasti lampi del suo spirito lucido(55)
gli celano la vista dei popoli furiosi:
(53) Richter: Trovandosi isolato e respinto da coloro che ama, dai suoi simili, il poeta alza gli occhi verso il cielo. Ma già nel vs 14 la voce narrante (cioè il poeta) ci aveva detto che egli s'inebriava con le nuvole e conversava con il vento e le nuvole, dunque non aggiunge niente di nuovo o di troppo inatteso.
(53-5) Colesanti: L'atto di alzare le braccia come un sacerdote in preghiera, prelude al tema del RISCATTO attraverso la sofferenza e a una consacrazione -consapevole- del poeta, che si fa "Chiaroveggente" grazie al suo spirito lucido, cioè razionale, ovvero tutt'altro rispetto all'idea romantica secondo cui l'ispirazione era sufficiente per produrre poesia. Baudelaire, in linea con Poe e con Balzac e Flaubert (nel romanzo) non credono affatto che basti la mera ispirazione per creare arte, ma occorre lavorare in modo lucido e costante. Anche Gautier se vogliamo, i suoi versi li immagina come marmi da scolpire e non come argilla da modellare (questi i precetti dell'arte parnassiana,e Baudelaire dedica a lui "I fiori del male" anche se di fatto, il risultato che ottiene è tutt'altro rispetto alla freddezza di "Smalti e cammei" (frutto di 20 anni di lavoro) o le varie poesie di Leconte de Lisle..
15° strofa:
- «Soyez béni, mon Dieu, qui donnez la souffrance
Comme un divin remède à nos impuretés
Et comme la meilleure et la plus pure essence
Qui prépare les forts aux saintes voluptés! (vedi vs 62)

- "Siate benedetto mio Dio, che donate la sofferenza(57)
come un divino rimedio alle nostre impurità
e come la migliore e la più pura essenza
che prepara i forti alle sante volutta!(60)
(57) Inizia con una preghiera del poeta, prossima alla liturgia cattolica. Sembra che il poeta s'indirizzi allo stesso Dio verso il quale la madre aveva stretto i pugni (e lui ne aveva avuto pietà). Quindi il Dio della creazione dualista. Ma se di solito si benedice il Dio della gloria, del bene e della bontà infinita, qui si benedice il dio che dà sofferenza, dolore, cioè il male oggettivo che affligge l'umanità. Egli non è benedetto perché é buono, ma perché dona dolore e questo è contro natura e soprattutto questo gesto è diametralmente opposto all'ottimismo scientifico che guidava la società ai tempi di Baudelaire*.
* "Le poème du Haschisch": "...le invenzioni moderne tendono a diminuire la libertà umana e l'indispensabile dolore"
Naturalmente la redenzione attraverso la sofferenza è il fondamento stesso della religione cristiana, ma la redenzione in quel caso è promessa agli umili e NON ai poeti, e non a un poeta in particolare (già annunciato indirettamente in "au lecteur" e qui presente! *
* "Le poème du Haschisch": Baudelaire ricorda che il poeta, in quanto tale, è sempre stato malvisto dalla chiesa, perché scrive per affermare se stesso. In quanto "creatore" egli è in contraddizione con il "santo" in senso cristiano. Non possiamo certamente dire che Dante per esempio, non abbia celebrato la religione cristiana, eppure non è stato nemmeno beatificato! E lo stesso vale per Manzoni, per Pascal e per molti altri. Per Richter il rischio è di assimilare il poeta a una figura molto diffusa nel periodo in cui Baudelaire scrive (Vigny, Nerval ed altri, tendono a vedere nel poeta la figura di un santo o di Cristo stesso)... occorre pertanto superare questi schemi mentali.

Per Richter: Ci sono delle potenti forze d'attrazione che agiscono: Quella cristiana è la prima...e il rischio è di leggere la preghiera come se fosse cristiana: Lodare Dio per la sofferenza... Poi c'è quella Romantica (dunque leggere il poema come se parlasse di un poeta-cristo alla Vigny). Occorre evitare entrambe le visioni secondo il critico, e attenerci a uno spazio che è sconosciuto tanto ai cattolici quanto ai romantici.
(Richter. Pag 52-53 "I Fiori del male")

(60) "I forti" ... il poeta è dunque un forte.  Sante voluttà: va inteso nel senso forte di "Letizia", di gioie spirituali.
Per Richter: Il poeta è un forte che si aspetta dall'assunzione del dolore o del male, quindi dalla realtà della vita, (donatagli dal Dio della creazione dualista), qualcosa che si trova simultaneamente dalla parte di Dio e dalla parte dell'uomo (O di Satana, visto che in "Au lecteur" ci aveva detto che l'uomo è la sua marionetta)

(62) Quello che spera il poeta è una "Santa voluttà", espressione non propriamente cristiana, giacché "Voluttà" è un termine che rimanda ad una dimensione erotica. La parola ha qui una valenza di ossimoro, perché mischia l'essenza dello spirito con quella dei sensi, e continua l'incontro dei contrari che abbiamo già avuto occasione di rivelare nel corso di questa analisi.

Leggendo con attenzione questa prima strofa della "preghiera" pronunciata dal poeta, siamo condotti in uno spazio che non è frequentato e non può essere frequentato dall'ipocrisia dualista: uno spazio che si situa fra sensibilità cristiana e sensibilità romantica, fra spiritualità religiosa e piacere dei sensi.
Richter insiste nel sottolineare che si assiste a uno sforzo realista che si oppone alla stilizzazione e alla falsità alle quali porta inevitabilmente il dualismo.

Nelle 2 strofe che seguono la preghiera (16/17) sembra che il poeta prenda una via decisamente cristiana, dandoci l'impressione di voler entrare in risonanza con i principi fondamentali della teologia cattolica.

16° strofa:
Je sais que vous gardez une place au Poète
Dans les rangs bienheureux des saintes Légions, (vedi vs 60)
Et que vous l'invitez à l'éternelle fête
Des Trônes, des Vertus, des Dominations.

Io so che conserva un posto al Poeta, (61)
nei ranghi beati delle sante Legioni (62)
e che voi l'invitate alla festa eterna(63)
dei Troni, delle Virtu, delle Dominazioni.(64)
 
(61): "Je sais que" ... così iniziano entrambe le strofe (vs 61/ vs 65).  In questa strofa s'afferma che al Poeta è riservato un posto fra i "Beati" delle "sante Legioni" ... Allusioni alle orazioni liturgiche, ma non mancano ambiguità.
= Sante Legioni... la parola "Legioni" allude si a moltitudini, a un concetto di quantità, ma etimologicamente, il suo significato primario è legato alla lotta, alla violenza e alla guerra. (Le "Legioni" appunto).
= L'eterna festa dei troni, delle Virtù, delle dominazioni... Qui s'introduce nell'eternità l'idea di una festa legata a delle potenze terrestri. (Che S Paolo, in quanto tali, reputa nemiche di Dio)
17° strofa:
Je sais que la douleur est la noblesse unique
Où ne mordront jamais la terre et les enfers,
Et qu'il faut pour tresser ma couronne mystique
Imposer tous les temps et tous les univers.


Io so che il dolore è la sola nobiltà
in cui né terra né inferno morderanno mai,
e che occorrono tutti i tempi e tutti gli universi
per intrecciare la mia mistica corona. (68)

In questa strofa, per Richter s'introduce una buona dose di ambiguità per non permetterci di riconoscerci facilmente in una preghiera religiosa, come se introducessimo una nota che altera la forma a una melodia che conosciamo..metodo praticato da  WAGNER nelle sue composizioni (molto apprezzato da Baudelaire per la sua unione di sensi e anima)
"Nessun musicista eccelle come Wagner nel dipingere lo spazio e la profondità materiale e spirituale... Egli possiede l'arte di tradurre, attraverso gradazioni sottili, tutto ciò che vi è di eccessivo, d'immenso, di ambizioso, nell'uomo spirituale e naturale"  Sriverà Baudelaire.

(65) Io so che il dolore è la sola nobiltà: nobiltà che sarà sempre al riparo dalle trappole della terra e dell'inferno
(66) in cui non "mordront" mai la terra e gli inferni... Colesanti traduce "morderanno" alla lettera, ma il termine significa anche "Sconfinare") = "Inferno" è qui un termine da intendere più in ottica pagana che cristiana, ma la formula ricorda quella di Gesù per la sua missione di saluto alla chiesa. Secondo il vangelo di Matteo (16,18) infatti: "Le porte dell' Ade (sinonimo di Inferno) non prevarrano contro di lei"... quindi, la chiesa del poeta, cioè lo strumento di saluto, è il dolore! Quel dolore che egli assume con orgoglio e per il quale loda anche Dio per averglielo donato, e questo è in effetti, alla base della rivolta, della sua opera. *
* Parlando di Wagner, Baudelaire cita questa frase del compositore: " L'uomo che non è stato dotato da una fata, quand'era nella culla, di un animo di scontento su tutto quel che esiste, non arriverà mai alla scoperta del nuovo"  
(67) e che occorre per intrecciare la mia corona mistica* ps: "Mistico" è un termine che troveremo spesso nei fiori, ed equivale a "Divino", "Celestiale" (Colesanti) (vs 68 nella traduzione, ma 67 nell'originale)
= "Corona mistica": sta per opera poetica che sfugge al senso occidentale e dualista: Un'opera poetica, una nuova creazione destinata a cambiare e rinnovare la vita. I versi che seguono dimostrano che si tratta di un progetto ambizioso del poeta che parte dalla poesia tradizionale. Si tratta di una poesia in fase di transizione. La corona del poeta può essere inteso come l'opera di numerosi poeti (Richter)
Quindi l'espressione "intrecciare una corona" indica senza dubbio un lavoro materiale e concreto, realizzato con le mani. L'aggettivo "mistico" che determina "corona", ci porta al contrario, a un valore specificatamente mentale e spirituale, ma estraneo alla ragione così com'è definita nel nostro Occidente e soprattutto nella cultura del razionalismo borghese del 19° secolo. Dunque fra spirito e materia. A metà.
= "La mia", dunque di proprietà del poeta, e per compiere questa cosa al poeta serve "Il faut" una consacrazione particolare, un' imposizione, da intendere in senso liturgico (perché dentro una preghiera). Ma non si tratta dell'imposizione delle mani, tipico della consacrazione sacerdotale nella religione cristiana e in molte altre, ma:
(68)" L'imposizione di tutti i tempi e tutti gli universi" = Dunque il Poeta è una specie di prete universale, un uomo che lavora con tutti i tempi e tutti gli universi.
=Qui, come nella strofa precedente, entriamo in uno spazio che non è né del tutto spirituale, né realmente materiale, né del tutto cristiano, né veramente pagano. Inoltre, si respira simultaneamente la ""libertà del poeta" (già celebrata da Hugo "Il poeta è libero") .. eppure, malgrado tutto, il poeta è in una condizione di dipendenza, sta infatti pregando Dio!
Richter conclude che, l'infaticabile impegno realista di Baudelaire (impegno negato, contrariato dalla "realtà" esistente, quella che si oppone al sogno in modo dualista) ci conduce in una zona intermediaria, in un reale "inconnu" per la cultura dualista.
Motivi:
Il DOLORE: elemento fondamentale della teologia, qui viene accettato come umiliazione, come pena, un castigo per il peccato originale. Il poeta al contrario prende il dolore come motivo d'orgoglio, lo considera elemento di nobiltà...dell' UNICA nobiltà!
Il POETA è orgoglioso di non lodare Dio per la gloria della sua creazione, ma per il fatto che ha donato dolore. Ma sarebbe (per Richter) un errore d'interpretazione leggere questo passo tutto all'insegna dell'orgoglio. In quanto preghiera, esiste nel testo anche una parte di umiltà "Mi sono orgogliosamente rassegnato alla modestia" scriverà nell' "esposizione universale. 1855.
Siamo dunque nel mezzo del cammino, in uno spazio ignoto che sta fra orgoglio (pagano) e umiltà (cristiana).
18° strofa:
Mais les bijoux perdus de l'antique Palmyre,
Les métaux inconnus, les perles de la mer,
Par votre main montés, ne pourraient pas suffire
A ce beau diadème éblouissant et clair;

Ma le perdute gioie dell'antica Palmira, (69)
I metalli ignoti, le perle del mare(70),
dalla tua mano incastonate (Parla delle mani di Dio), non potrebbero bastare(71)
a questo bel diadema sfolgorante e chiaro(72);
(69) = Palmira è un antico, celebre e ricco centro carovaniero e commerciale nel deserto Siro-Arabico che, spesso, prima e dopo Cristo, è stato luogo di contesa, quindi saccheggiato e distrutto. Secondo Claudine Quemar-Hof ("Studi Baudelairiani"II, pag 181, 188) Baudelaire avrebbe ricavato tali immagini da un'antologia scolastica ai tempi di Luigi Filippo D'orléans, testo che riproduce il poemetto "Palmira conquistata" 1815 di Claude Dorion.

In questa strofa il poeta afferma che gli oggetti più ammirevoli e meno conosciuti dagli uomini, creati dalle mani di Dio stesso (quindi i gioielli dell'antica Palmira, i metalli sconosciuti, le perle... ) non potrebbero bastare a creare la corona (mistica) che ora viene chiamata DIADEMA: Corona intrecciata a mano, come ci ha indicato la strofa precedente, dunque un lavoro materiale, che non è fatto d'inchiostro ma di pura luce (73) cioè la materia più impalpabile e spirituale che si possa immaginare!

19° strofa:
Car il ne sera fait que de pure lumière,
Puisée au foyer saint des rayons primitifs,
Et dont les yeux mortels, dans leur splendeur entière,
Ne sont que des miroirs obscurcis et plaintifs!»

Perché esso sarà fatto di sola luce pura (73)
attinta al fuoco santo dei raggi primitivi,(74)
e al confronto occhi mortali di massimo splendore(75)
non sono altro che piangenti e oscuri specchi!"(76)

(74) Primitivi, dunque anche anteriori al peccato originale (secondo Crépet-Blin), per Richter si tratta del sole Materiale (Pagano) ma anche di quello spiriturale e mistico, dunque religioso.
Richter: Il poeta in preghiera riconosce l'esistenza di un valore iniziale, di una luce originale.
(75) Foyer:  Partendo dal senso concreto di foyer domestique, esso designa il punto dal quale si liberano luce e calore.. al centro di questo significato si situano evidentemente il Sole, il focolaio per eccellenza, la fonte di luce e di calore più importante per la vita del mondo. *
* Rimbaud "Le soleil, le foyer de tendresse et de vie" "Soleil et chair" primo verso. 
= Per Richter qui Foyer indica un luogo essenziale dell'origine e il simbolo dell'unità, oltre che una maniera indiretta di designare il sole. Ma l'aggettvo "Santo" che determina la parola, ci riporta all'aspetto mistico della poesia, il foyer è dunque anche l'altare ("Foyer sacré" E' un modo per definire l'altare).
In questa strofa abbiamo un'immagine del poeta simile a quella di Prometeo, che la mitologia greca voleva come ladro del fuoco divino (immagine celebrata da Hӧlderin e Novalis, fra gli altri.) Ma si tratta solo di una somiglianza, non di una identificazione. "Il poeta è venuto al mondo per un decreto di potenze supreme"
E se ricordiamo i versi della poesia precedente sulla noia, che è espressione di un sistema culturale falso e ipocrita nella sua struttura dualista, allora questi raggi primitivi nascondono tutta la forza  della vita, una vita selvaggia, elementare, incontaminata, spontanea, istintiva e precisamente "primitiva" (é opinione di Richter che Rimbaud voleva mostrare questi raggi primitivi nella sua poesia "Aube" -Illumination)
Questa luce derivante dai raggi primitivi, le persone non la conoscono perché gli occhi mortali che vivoni in un monde ennuyé, sono solo degli specchi oscurati e lamentosi, se comparati a questa luce futura attinta al fuco primitivo.

Pare che in quest'ultima strofa sia ripresa l'orgogliosa sfida verso Dio -pur essendo dentro una preghiera- annunciata nella strofa precedente, perché gli occhi mortali delle creature di Dio  danno solo una pallida idea della luce emesssa dalla corona (o diadema) che sarà intrecciata dalle mani del poeta.

Conclusione (per Richter)
In questa poesia si afferma in modo netto, la separazione fra il Poeta e i suoi simili, a cominciare da sua madre e la sua compagna.
La separazione è però voluta dalla "Tribù" e non dal poeta. Morale: La volontà umana (dualista) respinge il poeta come espressione della volontà  delle potenze supreme.
Il poeta si presenta come contraddizione della creazione esistente e del suo Dio, cioè di colui che ha costruito questa cultura dualista per suo uso esclusivo.
Si tratterebbe ancora di uno schema cristiano fondamentale:
Matteo 10, 22, e 34-36: "E voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome... non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra, non sono qui per portare la pace ma la spada, perché sono venuto ad opporre l'uomo a suo padre, la figlia alla madre, e la nuora a sua suocera. Avrete per nemici le persone della vostra famiglia"
Richter sostiene però che malgrado le somiglianze, Baudelaire sostiene altro.
Per compiere il primo passo della sua avventura, o meglio, per far schiudere il primo "fiore" del libro, che dovrà condurre al "frutto" delle futura "corona mistica del Poeta", Baudelaire ha usato i temi principali, i più prestigiosi e universali dello spiritualismo e del naturalismo occidentale.
In definitiva, ha lavorato con un materiale ben consolidato nell'animo del suo lettore "Ipocrita".

Se chiunque fra noi può riconoscere certi aspetti delle proprie convinzioni intellettuali o delle sue abitudini mentali, in realtà nessuno può essere totalmente soddisfatto, o ritrovare un itinerario già percorso. Soprattutto il lettore cristiano o il cattolico, consolidato nelle sue certezze. Ma vale lo stesso per il lettore materialista o neopagano. Sebbene, il più insoddisfatto è il lettore razionalista della filosofia dei lumi, o i partigiani del progresso (il tipo umano forse più diffuso quando Baudelaire pubblica il suo libro)
Il lettore più soddisfatto per ora, è il lettore romantico-orfico, che vede nel poeta un uomo diverso dagli altri sin dalla sua nascita.... un solitario un infelice.
Ma ai tempi, l'orfismo romantico prendeva la via di un ripiego nostalgico verso il pittoresco medievale o si rifugiava nelle descrizioni naturalistiche o neo pagane.
Baudelaire, al contrario, usa un violento antinaturalismo ed esclude ogni concessione al pittoresco o all'aneddoto, alla nostalgia del passato e alla descrizione soddisfatta.

Infine, l'immagine della donna (madre e compagna) così mostruosamente sfigurata, non può che creare perplessità nel lettore. Il taglio più violento infatti, s'instaura fra il poeta e la donna.
Nella Genesi (3-15) si crea un'intimità fra l'immagine di Satana e quella della donna "Creerò un'ostilità fra te e la donna". Questo potrebbe accentuare l'aspetto del poeta come espressione di "potenze infernali", ma sono solo congetture.

Un'ultima considerazione da fare, affatto secondaria, è che Gesu nasce da una vergine, attraverso l'annunciazione sovrannaturale di angelo visibile, il Poeta invece nasce naturalmente, dall'unione di un uomo e una donna. E mentre Gesù esclude un rapporto normale con le donne, il Poeta ha una compagna.
Quindi se anche il poeta nasce da "Potenze supreme", non possiamo parlare per lui di miracolo, perché é l'esperienza e non il miracolo che sembra provare che ogni uomo nasce con delle caratteristiche particolari attribuibili a predestinazioni diffcilmente verificabili e quindi chiamate con nomi diversi (Eredità, potenze supreme, caso o altro)
Certo è che il "poeta bambino" ha un angelo invisibile (quello di Maria era invece visibile) che lo protegge, cosa che, se ci pensiamo, esclude il miracolo e tollera un'esperienza affettiva.

Baudelaire ci introduce in uno spazio ignoto (che dovrebbe essere la vera realtà) a metà cammino fra le nozioni dualiste del reale, dell'irreale, del naturale e del sovrannaturale.
Il poeta appare come essere sovrannaturale e nasce come un essere naturale.

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